Georgia: tra Oriente e Occidente, una terra antica e d’animo europeo.
Una piccola terra adagiata tra il Caucaso, a nord, il mar Nero a ovest, Turchia, Armenia e Azerbaijan a sud. Una terra piccola ma gigantesca in termini di storia, antichità, radici. Avamposto del cristianesimo ortodosso, cela gioielli architettonici come chiese e monasteri millenari meravigliosamente affrescati, che hanno visto passare depredazioni ad opera dei Turchi e poi dei Sovietici, che non hanno scalfito la fiera identità di questo popolo di serena fierezza.
I georgiani sono “europei” nell’animo, nei modi di fare, nei ragionamenti. Qui, e precisamente dove sorge il Monastero di Gelati, patrimonio Unesco, nei pressi di Kutaisi, si trova il confine geografico tra Europa ed Asia. Sempre qui è l’origine della nostra etnia. Se vi è capitato di leggere i referti medici che ci riguardano, avrete letto che veniamo definiti come “razza caucasica”.



Contenuto
- 1 Georgia in pillole:
- 1.1 Giorno 1 – Arrivo in Georgia
- 1.2 Georgia giorno 2 – Visita all’antica capitale Mtskheta e giro di Tbilisi (65 Km)
- 1.3 Giorno 3 – Caucaso: strada militare georgiana e regione di Kazbeghi (300 km)
- 1.4 Giorno 4 – i vini e la regione di Kakheti (290 km)
- 1.5 Giorno 5 – verso Kutaisi (270 km): verso ovest
- 1.6 Giorno 6 – Grotte di Prometeo e Akhaltsikhe (200 km)
- 1.7 Giorno 7 – Borjomi, Vardzia e rientro a Tbilisi (290 km)
- 1.8 Giorno 8 – rientro in Italia
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Georgia in pillole:
Quanti giorni: 1-2 settimane
Clima: maggio, settembre e ottobre sono i mesi migliori. Inverno da evitare, estate può andare bene soprattutto per le zone di montagna e il trekking.
Moneta: il lari georgiano (GEL) equivale circa ad € 0,30. 10 lari, quindi, sono poco meno di 3 euro. Conviene cambiare un po’ di denaro all’arrivo in aeroporto, poiché il cambio è simile ovunque. Ovunque in città e negli autogrill si trovano uffici di cambio aperti in orario di ufficio. Nei centri principali si può usare tranquillamente la carta di credito.
Gastronomia: la cucina è ottima e rinomata. Troverete tanto formaggio, noci, verdure, carne, i ravioli chiamati khinkali, alla carne o al formaggio, la focaccia tipo pizza, con formaggio, chiamata kachapuri, insalate di pomodori e cetrioli con tanto coriandolo. Dolci alle noci e molta frutta secca, tra cui, molto tipici, sono i cachi secchi venduti sulle bancarelle. I vini vanno degustati nelle aziende vinicole della regione di Khaketi. I georgiani prediligono i bianchi, che sono di colore molto ambrato in quanto vengono fatti vinificare sulle bucce (come i rossi) e poi fatti fermentare nei qwewri, grandi otri in argilla. Il gusto è un po’ più dolce e liquoroso rispetto al nostro gusto. Ho trovato molto interessanti i bianchi semidolci. Se piace il rosso, il vino “Saperavi” è una garanzia. Infine, è da menzionare la grappa, molto alcolica, chiamata “chacha”. Fuori dai monumenti e chiese troverete piccoli chioschi dove spremono fantastiche arance dal sapore aromatico e vanigliato oppure il melograno. Essendoci tante zone termali, è molto diffusa l’acqua frizzante dal sapore salino, tra cui è famosa la Borjomi.


Da portare con sé: nelle chiese le donne devono coprire il capo con un foulard e gli uomini devono togliere il cappello. Inoltre, le donne in pantaloni devono cingere i fianchi con un telo che abbia l’effetto gonna: all’entrata delle chiese si trovano cesti con parei che si possono utilizzare e poi riporre. Il mio consiglio, quindi, è portarvi un pareo vostro come gonna e un foulard per coprire il capo.
In abbondanza: ci sono tantissime farmacie e parafarmacie, piccoli supermercati Despar, negozi per la telefonia (quindi anche per prendere le sim locali, in alternativa, ma più costosa, io ho attivato una offerta Wind per la Georgia prima di partire). Per il resto, portatevi il necessario da casa.
Souvenir e artigianato: ecco il tasto dolente di questo viaggio. L’artigianato locale è praticamente assente e gli unici souvenir che valga la pena acquistare sono quelli gastronomici.
Da provare: pranzi in agriturismo o case locali. E’ vero, qui si mangia molto meglio nelle case private che al ristorante. Le guide locali sapranno aiutarvi per prenotare.
Toilettes: a pagamento sempre, da 1 a 2 lari, anche negli autogrill e nelle chiese.
Io ho passato una settimana in Georgia con guida e autista. Eccovi il mio itinerario, che ha escluso la zona del mar Nero e la regione di Svaneti, molto remota, dove si va a fare trekking.
Giorno 1 – Arrivo in Georgia
Il mio piano voli prevede la partenza dalla mia città, Bologna, con volo Turkish Airlines che porta ad Istanbul in tarda mattinata. In aeroporto turco incontrerò Paolo e Anna, i miei giovani amici conosciuti in altre scorribande in Asia Centrale. Dopo due ore di attesa prendiamo il volo diretto a Tbilisi, dove atterriamo in prima serata. Ritirate le valigie dei miei amici (io viaggio con un virtuoso trolley a mano da 8 chili e una borsetta) incontriamo un driver dell’agenzia locale che ci consiglia di cambiare un po’ di denaro in aeroporto, cosa che si rivela corretta perché il cambio (€ 100 = 284 lari, detti GEL) è simile a quello praticato nei vari cambiavalute che si trovano in città, di cui molti vicino al nostro albergo.
Prendiamo quindi possesso delle nostre stanze nel modernissimo hotel Holiday Inn Avlabari, un 4 stelle davvero grazioso e di design che sarà la nostra casa per 4 notti, in posizione molto comoda per raggiungere a piedi il centro, che dista dieci minuti in discesa attraversando il grande piazzale antistante l’hotel. Siamo stanchi e chiediamo consigli su dove cenare alla reception dove, in ottimo inglese, gli addetti ci consegnano cartina e ci danno molte informazioni. Visto che siamo stanchi e che i ristoranti chiudono quasi tutti alle 23, decidiamo di andare molto vicino all’hotel (3/4 minuti a piedi) alla Khinkali House, ristorante tipico dove assaggiamo subito un vino bianco della casa, invero mediocre, e un po’ di piatti locali di carne e verdure, ottimi, al costo di 30 GEL a testa, circa € 10,50 (cash).
Georgia giorno 2 – Visita all’antica capitale Mtskheta e giro di Tbilisi (65 Km)
Dopo una buona e completa colazione in hotel, verso le 10, dopo aver incontrato gli altri compagni di viaggio e la nostra esperta guida Alexander, un georgiano che ha vissuto in Italia vari anni, amante del vino e dell’Europa, partiamo col nostro van condotto dal bravissimo driver Mamukka per Mtskheta, antica capitale e centro religioso della Georgia.

La città è Patrimonio Unesco come lo sono le due principali chiese, diversissime, che visitiamo. Il monastero di Jvari, affacciata sulla città e sul fiume dalle acque di due colori, intrisa di spiritualità, dove Alexander ci racconta la storia della santa patrona locale, la giovane la schiava cristiana Nino, nata in Cappadocia che, intorno al IV secolo, fu portata in Georgia durante un’invasione.
La sua fede e le sue virtù, unite a numerosi miracoli, la resero oggetto di venerazione e la portarono a convertire il re e la regina della Georgia al cristianesimo. Tipica del culto di questa santa è la croce particolare formata da due rami con le estremità ricurve verso il basso e legate da un laccio, che ritroverete in tutte le chiese ed i monasteri di questo Paese, detta appunto “croce di Santa Nino”.



Riprendiamo il nostro van e ci dirigiamo verso il centro della città dove visitiamo, dopo aver percorso una strada piena di souvenir di dubbio gusto (in Georgia manca un bell’artigianato locale), la mistica e turistica cattedrale di Svetitskhoveli, dove si ritiene sepolta la tunica di Cristo. Costruita nell’XI secolo sui resti di una antica chiesa del VI secolo, è la seconda cattedrale per grandezza dopo la Santissima Trinità di Tbilisi (non interessante da un punto di vista architettonico e contemporanea), è circondata da muta e da un giardino con ulivi (curiosità: in Georgia ci sono tanti ulivi ma non ne viene ricavato l’olio, ed infatti l’olio nazionale è un pregiato olio di semi di girasole, di cui vanno ghiotti), ed è permeata da una forte e suggestiva atmosfera religiosa, resa ancor più intensa dalle pareti e dalle urne in pietra, e dalle finestre a ogiva che creano un gioco di luce del sole decisamente mistico.
Dopo aver bevuto un buon succo di arancia e melograno in un piccolo chiosco (le arance sono vanigliate e dolci, simili a quelle turche) per 15 lari, circa 5 euro, (ma altri chioschi le facevano a meno, ma comunque il costo rimane rilevante rispetto al costo del cibo), ci dirigiamo in un bel ristorante all’aperto sul fiume al Cafè Floria, ma ci sono tanti ristoranti sul fiume, equivalenti, dove io assaggio i Khinkali al formaggio e ottima frutta per 16, 10 GEL (cash) (curiosità: i veri khinkali sono alla carne e si mangiano con le mani: si morde un piccolo pezzo di pasta e si beve il brodo e poi si mangia la carne con la pasta…è difficile riuscirci perché sono molto grandi).
Riprendiamo il van e torniamo a Tbilisi per la visita della capitale. Ci fermiamo col van sulla collina che domina il fiume Mtkvari dove si erge, imponente, l’enorme statua della Madre Patria Georgia. Questa statua (Kartlis Deda) è stata eretta nel 1958 nella sommità del colle Sololaki, che domina la capitale del piccolo stato caucasico. Fu realizzata in legno per celebrare i 1500 anni dalla fondazione di Tbilisi. Dopo i festeggiamenti, infatti, era prevista la sua rimozione, ma è rimasta a guardia della città e di notte la si vede illuminata.
Scendiamo con la cabinovia dalla Fortezza di Narikala, chiusa per restauro, fino al parco di Rike, poi torniamo indietro verso il fiume e visitiamo il moderno Ponte della Pace, progettato dall’architetto italiano Michele De Lucchi per la città di Tbilisi, che si trova sul fiume Mtkvari e connette il più antico quartiere di Bericoni con quello di Rikhe, oggetto di un recente piano di sistemazione di respiro internazionale.
Nel punto dove sorge il Ponte della Pace, il fiume divide il centro urbano creando una frattura tra il nucleo storico a Ovest e il parco a Est, da cui ha inizio la nuova Tbilisi. Monumento al dialogo tra presente e passato, il ponte è composto da una passerella pedonale e da una copertura con profilo sinusoidale che sembra sospesa: non ha infatti altri appoggi che quattro pilastri sulle rive del fiume. Valicando le due arterie stradali che corrono ai lati del Mtkvari, la passerella ha una doppia accessibilità: dalle due sponde a una certa quota dei crinali e dai lungofiumi tramite quattro scale.
La copertura, elemento di incontro tra architettura e ingegneria, appare come un’unica membrana risultante da una struttura di tubi di acciaio e da elementi in vetro di forma triangolare. La sua struttura a guscio, riconoscibile icona cittadina, è stabile per forma.
Gli archi trasversali sono generati tutti dalla stessa parabola in un’ottica di standardizzazione ed economia di scala, mentre il profilo longitudinale, che identifica il ponte, è anche il risultato del più efficace bilanciamento delle forze.
Al centro del ponte si crea una “piazza” da cui i cittadini e i turisti possono godere di un punto di vista privilegiato su Tbilisi, un ideale luogo di incontro, intrattenimento e scambio culturale. Così dal Palazzo del Presidente, dalla Cattedrale o dai quartieri periferici che si estendono lungo la valle, il ponte è segno di riferimento e simbolo visivo per l’orientamento nella città.
Da qui ci dirigiamo verso la zona delle terme, Abanotubani, un quartiere nelle cui viscere scorre acqua sulfurea, uno dei pochi posti al mondo in cui convivono, a pochi passi, una moschea, una chiesa e una sinagoga, dotato di passerelle e ponti sull’acqua con tanto di lucchetti rossi.
La curiosità è che qui si trova una rarità, ossia una moschea dove pregano insieme sciiti e sunniti, segno della grande tolleranza che contraddistingue questo popolo dalla storia più antica. Altra caratteristica del centro sono i bellissimi balconi che orlano le belle case del centro. Di sera, illuminati, sono magnifici.
Raggiungiamo le vie dei ristorantini e degli aperitivi, ci intrufoliamo in uno spazio per eventi dove sorseggiamo fragole e uno spumante dolce in un ambiente molto glamour, per poi proseguire per giardini con tanti posticini dove bere qualcosa nel verde, vie dello shopping, statue che raffigurano figure locali caratteristiche come il Tamadà, il Bevitore, alla fine di Shardeni Street, il “georgian toastmaster” che, identificato con il capotavola, ogni 15 minuti inneggia al brindisi di vini, o, più spesso, di grappa. Finiamo il nostro tour con l’immancabile foto della scritta I love Tbilisi e con la visita del souk sotterraneo di Meidan.
Dopo una bella doccia in hotel, con il van andiamo in un bellissimo ristorante sul fiume, il “In the shadow of Metekhi”, dove assistiamo ad un bellissimo spettacolo di danze locali, assaggiamo buon vino e ogni ben di dio di pietanze tipiche. Tutto ottimo, lo consiglio anche se turistico, ma grande qualità e ambiente top.
Rientriamo in hotel verso le 22,30.
Giorno 3 – Caucaso: strada militare georgiana e regione di Kazbeghi (300 km)
Colazione presto oggi nel nostro hotel e partenza verso le 8.30 per il nord, lungo l’antica “Georgian Military Highway” che porta in Russia attraversando gli imponenti ed innevati monti del Caucaso. Lungo la strada facciamo una sosta sul lago della riserva naturale di Zhinvali, con tanto di cuore per inquadratura e rivenditori di calze di lana e caffè, ed una toilette, ovviamente a pagamento. La strada sale verso Gudauri attraversando gallerie in pietra con finestre e zigzagando tra camion di trasporto merci fino a Stepantsminda, a 1.750 m., dominata a ovest dalla cima innevata del monte Kazbeghi, su cui si staglia, a Gergeti, la sagoma della chiesa simbolo della Georgia, protagonista di tutte le copertine delle guide di viaggio: la trecentesca chiesa della Trinità, a 2.170 m, a cui si arriva con taxi dedicati vista la forte pendenza (e le auto un po’ scassate). Qui il paesaggio è maestoso, la giornata è estiva e assolata e il ghiacciaio di fronte risplende. Attenzione, in aprile il tempo non è mai così nitido e questa escursione, la più bella secondo me, è a rischio di nebbia. Pertanto, consiglio di venire qui in estate.
Il pranzo di oggi è luculliano. La nostra guida ci porta a pranzare presso una famiglia locale, dove assaggiamo tante pietanze buonissime e per tutti i gusti. Prendiamo anche una bottiglia di buon vino, per pochi GEL.

Con calma rientriamo per la stessa, ed unica, strada che riporta a Tbilisi. Lungo il percorso in discesa, molto suggestivo per la presenza delle montagne semi innevate, ci fermiamo al colorato Monumento all’Amicizia tra Georgia e Russia (Panorama Gudauri), che offre una maestosa vista a 360 gradi delle montagne del Caucaso. Poco oltre, sulla strada, ci si può fermare ad acquistare miele di montagna in uno shop. Per la strada poi visitiamo il complesso religioso di Ananuri, del XVII secolo, circondato da alte mura che, nei secoli, fu teatro di numerose battaglie e con affaccio sul fiume, in questo periodo piuttosto secco. Curiosità: una torre è costruita quasi adiacente al muro della chiesa, tanto che pare che non vi sia il passaggio, che è angusto, ma c’è, a testimonianza dell’attenzione nelle costruzioni per rendere difficile l’accesso al nemico. Altra curiosità: le chiese georgiane contengono pareti tutte affrescate. Quando si vede il muro bianco o grigio, è segno del passaggio degli Ottomani, i Turchi che, islamici, hanno voluto cancellare le immagini umane, ritenute blasfeme. Spesso , negli affreschi, per la stessa ragione, si vedono i volti dipinti graffiati.
Stasera la cena è libera e con Paolo ed Anna ci dirigiamo in centro, alla scritta I love Tbilisi e pranziamo nel balcone del ristorante soprastante, dove prendo gli involtini di melanzane e peperoni ripieni di crema di noci (30 GEL, carta). Spesso qui la sera ci sono musicanti di strada, proprio davanti alla scritta ed alla statua dello strumento musicale di Sayat Nova, poeta armeno. Curiosità: Tbilisi e tutta la Georgia sono piene di queste statue in bronzo raffiguranti personaggi tipici dei luoghi, come l’accenditore di lumi, gli attori fuori dal teatro, o altre figure grottesche raffigurate in modo plastico e dinamico: buttate l’occhio e ne scoverete tante!
Dopo cena, ci addentriamo nelle vie dietro al fiume piene di posticini per fare serata e ci gustiamo, seduti, bakhlava e piatti memorabili di frutta (20 GEL), ascoltando musica di tendenza, tra neon colorati e piante tropicali finte. Rientriamo in hotel a piedi (in salita, circa 30 minuti) verso mezzanotte.
Giorno 4 – i vini e la regione di Kakheti (290 km)
Dopo la nostra ottima colazione in hotel, partiamo alle 8.45 verso la regione vinicola della Georgia, ad est della capitale. Subito visitiamo una bottega locale di Vardisubani, dove facciamo assaggi di vini bianchi e di grappa e accompagnati da focaccia (kachapuri) e dal formaggio imeruli (ossia della regione di Imereti), un formaggio di mucca fresco, simile alla feta ma meno saporito, ottimo. Ci viene spiegato come vengono costruiti i grandi qwewri, le botti di argilla in cui viene lasciato fermentare il vino sulle bucce, anche nel caso di vino bianco.
Il secondo stop è alla maestosa Cattedrale di Alaverdi, teatro di numerose battaglie e roccaforte di campi di soldati, dove si trova, all’interno delle mura, una vigna ed un cimitero. Alaverdi è un monastero ortodosso georgiano situato a 25 km da Akhmeta, nella regione della Cachezia nella Georgia orientale. Parti dell’antico monastero risalgono al VI secolo. L’attuale cattedrale risale all’XI secolo. Il monastero fu fondato dal monaco siriano Joseph (Yoseb, Amba), uno dei tredici Padri siriani della chiesa georgiana. Prima di allora Alaverdi ospitava un centro di culto pagano dedicato alla Luna. All’inizio dell’XI secolo Kvirike III il Grande, re della Cachezia, costruì una cattedrale, oggi conosciuta come Cattedrale di Alaverdi, al posto di una piccola chiesa dedicata a San Giorgio. Con un’altezza di oltre 55 metri, la Cattedrale di Alaverdi è il secondo più alto edificio religioso della Georgia, dopo la recente costruzione della nuova cattedrale di Tbilisi.
Il pranzo di oggi è in un fantastico agriturismo in mezzo ai vigneti: la Famili Cellar Lunisi è un luogo incantato dove assaggiamo vini e assaporiamo ogni sorta di leccornie, tra cui un fantastico stufato di fagioli e una tenera carne di maiale alla brace. Un luogo idilliaco.
Dopo pranzo visitiamo la fortezza di Grami, una cittadella con una chiesa che contiene affreschi coloratissimi e ben conservati, capitale del regno di Cachezia nel XVI e XVII secolo. Qui, in una bancarella fuori dalla fortezza, ho acquistato un filo di cachi secchi, dolcissimi e molto nutrienti, per 10 GEL. L’ho portato a casa perché non si trova in altri posti, è molto tipico.
La sera organizziamo un incontro con altre amiche che sono a Tbilisi e che ci portano in un bel ristorante di tendenza, il Graphica, presso il Platforma Design Hotel +995322640404, dove ceniamo ottimamente e spendo 65 GEL, carta.
Noi dopo cena siamo rientrati in hotel, ma ci si può trasferire, chiamando il Bolt (una sorta di Uber) al Fabrika, luogo di ritrovo ottimo per bere qualcosa in ambiente di tendenza, vicino anche al ristorante Shavi Lomi, uno dei migliori in città.
Giorno 5 – verso Kutaisi (270 km): verso ovest
Oggi ultima colazione nel nostro hotel a Tbilisi in cui abbiamo passato 4 notti e dove passeremo l’ultima notte prima di partire.
La nostra prima tappa sarà Gori, la citta natale di Stalin, dove visitiamo l’interessante museo a lui dedicato e la casa natale, incapsulata in una costruzione protettiva, invero piuttosto elegante, in stile neoclassico sovietico, come il museo, che ho trovato molto interessante, sia per l’architettura dell’edifico che lo ospita, con un uso magnifico dei marmi che accompagnano la scalinata, sia per la spiegazione approfondita della nostra guida Alexander, nonché per il materiale fotografico, la completezza dei cimeli e dei regali ricevuti da altri Capi di Stato. Un bel giardino esterno e la carrozza del treno con cui di spostava, con tanto di vasca da bagno, completano questa interessante visita.


Il nostro viaggio prosegue all’insegna dell’archeologia. Procediamo infatti verso la città rupestre di Uplistsikhe, a circa 15 km da Gori, la più antica della Georgia, fondata nel I secolo d.C. lungo un ramo della via della Seta e tutta scavata nella roccia. La visita offre panorami mirabili sulla vallata e sul fiume e tanti scorci per foto.
Noi l’abbiamo visitata a mezzogiorno, ma sarebbe meglio di mattina o verso sera. Portare acqua e indossare scarpe “aggrappanti” da roccia. Inizialmente fu la residenza di una comunità egemonica locale, e in seguito divenne un importante centro per le tribù della regione di Shida Kartli. Il nome della città deriva proprio dal leader di queste tribù che veniva chiamato Upali (Signore).

Uplistsikhe significa appunto “Fortezza del Signore”. Purtroppo, nel XII secolo fu devastata dai Mongoli. Tra gli highlight di Uplistsikhe troviamo la Sala della Regina Tamar – chiamata così per la sua opulenza e somiglianza con una sala simile che usò la regina nella città rupestre di Vardzia -, l’anticoteatro dal tetto triangolare, la parte centrale del Teatro è chiamata Sala Caisson che vanta esagoni scolpiti sulle pareti, la Chiesa del Principe – risalente al X secolo -, la Basilica Cristianaa tre navate, tempio pagano fino al X secolo successivamente convertito in un tempio cristiano. Secondo la leggenda, Uplistsikhe fu costruita dagli schiavi. Agli schiavi veniva dato un piccone, metà del quale era ricoperto di ferro e l’altra metà di oro. Lavorando duramente, chi riusciva a consumare totalmente la parte in metallo, riceveva in dono la libertà e la parte in oro.
Ci fermiamo a pranzo in un ristorante ottimo vicino all’ingresso, il Cafe Courtyard Kaklebi, dove ci sediamo all’aperto in una veranda e dove assaggio degli spiedini di formaggio davvero succulenti (kachapuri di formaggio alla barce), oltre ai soliti involtini di peperoni e melanzane. Spendo 30 GEL con una coca cola, carta.
Nel pomeriggio ci avviciniamo a Kutaisi e, prima di arrivare, visitiamo il magnifico monastero di Gelati, che venne definito la “Nuova Atene” e che gareggia con Bologna come antichità del sapere universitario. Costruito sul punto geografico dove la faglia terrestre si divide tra continente europeo e continente asiatico, patrimonio dell’Unesco, sovrasta le colline di Kutaisi e presenta magnifici affreschi e mosaici nella Cattedrale e nella Chiesa e una magnifica architettura dell’Accademia della Filosofia, dove lavorarono i maggiori scienziati del Paese, insieme a filosofi e teologi che venivano da Costantinopoli ed ivi avevano studiato. Degna di nota, la magnifica porta in ferro regalata dal figlio Demetrio a re Davide IV detto il Costruttore, fondatore del complesso nel 1106. Gelati fu distrutto da un incendio appiccato dai turchi ottomani nel 1590 e fu ricostruito da re Bagrat III. Nel 1922 i monaci, in seguito al comunismo in Russia, vennero cacciati e le chiese vennero riconsacrate solo nel 1988. Nel 2014 sono iniziati massicci lavori di ristrutturazione degli esterni ed ora è in corso la ristrutturazione degli affreschi interni.
Arriviamo verso sera a Kutaisi e facciamo il check-in nel nostro bell’hotel centrale, il New Port Hotel.


Facciamo un giro notturno con tanti scorci e andiamo a cena al ristorante Palaty, delizioso ed intimo, incluso nel tour ma con vino a parte (10 GEL). Dopocena giretto, qualche snack nello Spar vicino all’hotel e a dormire verso mezzanotte.
Giorno 6 – Grotte di Prometeo e Akhaltsikhe (200 km)
Colazione deliziosa in hotel e giro della città a piedi, col bel ponte, le statue e il mercato.
Proseguimento per la visita delle Grotte di Prometeo. Sono grotte carsiche, con giochi di luci, colori e suoni. La visita è a piedi e dura circa mezz’ora. La guida è in inglese. Facili e suggestive. Si può tornare a piedi o in gondola con un supplemento di 20 lari, carta. Io ho scelto questa opzione e devo dire che la parte in barca è stata la più suggestiva. All’esterno ci sono bar e bancarelle ed io prendo una buona spremuta d’arancio per 10 lari, carta.
Pranziamo in autogrill, ed è una esperienza da provare. Oltre alle catene americane, come Wendy’s o Subway, si può acquistare cibo caldo nel supermercato e consumarlo in apposita zona con tavoli, sedie, posate e tovaglioli. Io prendo un pasticcio ripieno di formaggio e verdure e una coca cola, dolcetti e frutta secca per il pomeriggio spendendo 5,20 GEL, carta.
Oggi piove, e arriviamo ad Akhaltsikhe nel primo pomeriggio e andiamo a visitare il castello di Lomsia (antico nome della città) che ha varie torri e un giardino a labirinto. Carino ma molto ricostruito. Prima di cena facciamo un giro per la città, non proprio avvincente, piena di supermercati dove compriamo dolcetti come souvenir (7,20 lari, carta).
Questa sera consumiamo un’ottima cena all’hotel Lomsia, dove soggiorniamo, e dove assaggiamo vari vini (15 lari, carta) tra cui un ottimo bianco semisweet.
Giorno 7 – Borjomi, Vardzia e rientro a Tbilisi (290 km)
Buona colazione in hotel. Partiamo subito per la visita della città rupestre di Vardzia, del XII secolo, scavata nella roccia in mezzo ad un panorama verde sul fiume fantastico. Per arrivare si attraversa la verde regione di Borjomi, famosa per l’acqua minerale salina e per i sanatori costruiti nel periodo sovietico per villeggiatura. Ci si può fermare a visitarli. Qui troviamo, quindi, una buona espressione del brutalismo sovietico.
A Vardzia troviamo il sole. Io prendo la navetta a pagamento (2 lari) che sale alla base della cittadella, molto comodo perché, dopo, sarà un continuo saliscendi. Anche qui ci vogliono scarpe comode e un po’ aggrappanti. La città, scavata nel monte Erusheti, sulla riva sinistra del fiume Kura, ebbe fioritura nell’età dell’Oro della Georgia, con una bellissima chiesa in pietra, la Dormizione della Vergine Maria, contenente affreschi bellissimi, cantine del vino, refettori, una farmacia. Fu fondata nel 1185 dalla regina Tamara e prevedeva 6000 stanze su 13 piani, al fine di difendersi dalle orde dei mongoli.
Fu costruito un santuario sotterraneo (molto suggestivo), ma fu in gran parte distrutta in un terremoto alla fine del 1200, che distrusse l’ingegnoso sistema di irrigazione, e vide il suo definitivo tramonto con l’attacco dei Persiani nel 1551. Si ritorna alla biglietteria e parcheggio vicino al fiume attraverso un sistema di scale molto malandate passando da cunicoli. La visita è molto suggestiva e, arrivati alla biglietteria, ci si può rinfrescare con un succo di arancio o melograno (10 GEL, carta).
Si prosegue con vista da lontano la fortezza di Khertvisi, candidata ad essere patrimonio Unesco, come Vardzia.


Proseguiamo in questa zona verde ed arriviamo sul fiume Kura in un delizioso agriturismo tra i fiori, dove pranziamo con un’ottima trota e patate e contorni tipici, pomodori, cetrioli e il loro buon pane.
Il nostro tour prevede anche una sosta al lago Paravani, sulla via per Tbilisi, ma il tempo volge verso una pigia e nebbia totale. Pazienza, abbiamo avuto giornate fantastiche ed assolate.
Rientrati al nostro hotel dell’arrivo, decido di tornare a cena alla Khinkhali House con Luciana, una compagna del gruppo, dove prendo una terrina di funghi e formaggio (tipico), patate saltate e un calice di rosso (25 GEL, cash).
Si va aletto presto, che domani ho l’aereo alle 10!
Giorno 8 – rientro in Italia
Dopo colazione in hotel, una macchina viene a prendere me e Luciana per condurci in aeroporto, dove acquisto vino e la grappa in un negozio, perché ho solo bagaglio a mano e quindi devo comprare qui. I prezzi sono buoni comunque…un buon Saperavi a 14 euro e la chacha da 500 ml a 20 euro.
Lunga la sosta ad Istanbul per il cambio di aeromobile, dove non manca una costosa sosta da Starbucks (muffin e caffelatte al caramello, circa € 15.
Il mio volo per Bologna, in perfetto orario, mi riporta a casa alle 18,30, dove mi attende mio marito in aeroporto.
Purtroppo, in un tempo così ristretto, non era prevista la visita dello Svaneti e di Batumi, ma un assaggio di questo affascinante Paese, è stato sufficiente per farmi un’idea chiara e farlo assurgere aad uno dei miei preferiti.


Grande Georgia, il popolo più “europeo” mai conosciuto.
Alla prossima!


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