Bali e il Tempio che non c’è

Bali e il tempio che non c’è: Pura Sabang Daat, dove la foresta è il vero santuario.

A Bali siamo abituati a immaginare i templi con le loro imponenti porte scolpite, i tetti di paglia sovrapposti, le statue ricoperte dai tradizionali teli a scacchi bianco e nero e il profumo dell’incenso che accompagna ogni cerimonia. Eppure esiste un luogo capace di ribaltare completamente questa immagine.

Bali e il tempio che non c’è: Pura Sabang Daat

pura sabat daat gli alberi

Nel cuore della foresta, a nord di Taro, nascosto tra alberi secolari e una vegetazione fitta che sembra inghiottire ogni traccia dell’uomo, si trova Pura Sabang Daat, conosciuto da molti balinesi come “il tempio che non c’è”.

Un nome che incuriosisce immediatamente, come può esistere un tempio senza un tempio? La risposta è racchiusa proprio nella filosofia dell’induismo balinese, dove il sacro non coincide necessariamente con un edificio. In alcuni luoghi è la natura stessa a diventare il santuario.

Appena si entra nell’area sacra ci si accorge subito che manca tutto ciò che normalmente caratterizza un tempio balinese. Non ci sono grandi cancelli monumentali, non ci sono meru dalle caratteristiche coperture nere, non si vedono cortili in pietra o eleganti padiglioni.

Ci sono solamente alberi. Alberi enormi, alcuni dei quali hanno probabilmente diversi secoli di vita, con tronchi giganteschi ricoperti di muschio e radici che sembrano scolpite dal tempo. Intorno regna un silenzio quasi irreale, interrotto soltanto dal canto degli uccelli e dal vento che attraversa la foresta.

È proprio questo il tempio.

Bali e il tempio che non c’è: gli alberi di Bali

goa gajah il vecchio albero

Per la tradizione balinese questi alberi custodiscono una forza spirituale antichissima. Non rappresentano semplicemente la natura, ma sono considerati la dimora delle energie divine. Per questo molti tronchi vengono avvolti con i tradizionali tessuti poleng, il caratteristico motivo a scacchi bianchi e neri che simboleggia l’equilibrio tra gli opposti: luce e oscurità, bene e male, vita e morte.

Camminando tra questi giganti verdi si ha davvero la sensazione che l’uomo abbia scelto di non modificare nulla, limitandosi a riconoscere la sacralità di ciò che esisteva già. Ed è proprio questa la grande differenza rispetto a quasi tutti gli altri templi di Bali. Qui non è stata costruita una dimora per gli dei.

Gli dei erano già presenti.

Mpu Markandeya

Secondo la tradizione, Pura Sabang Daat è strettamente collegato alla figura di Mpu Markandeya, il leggendario sacerdote giavanese che tra l’VIII e il IX secolo introdusse l’induismo a Bali.

È noto che Ida Bhatara Rsi Markandeya fu un Maha Yogi e una figura di spicco nello sviluppo dell’Induismo a Giava, Bali e Lombok.

Ida Bhatara Rsi Markandeya fu una figura chiave nella fondazione del Tempio Besakih, considerato il tempio più importante dell’arcipelago. Oltre al tempio, Ida Bhatara Rsi Markandeya introdusse anche il sistema di irrigazione chiamato Subak. Diversi villaggi di Bali portano il suo nome, tra cui Besakih, Taro, Puakan, Payogan e Payangan.

Sabang Daat non era stato scelto per costruire un tempio, era un posto già sacro per la sua stessa natura e per l’energia cosmica che in questo luogo è particolarmente presente.

Per questo motivo le cerimonie che ancora oggi vengono celebrate qui sono molto diverse rispetto a quelle che si possono osservare nei templi più conosciuti dell’isola. L’atmosfera è essenziale, raccolta e profondamente rispettosa della foresta. Tutto sembra svolgersi in perfetta armonia con l’ambiente circostante, senza cercare di dominarlo.

È un modo di vivere la spiritualità che racconta molto della cultura balinese.

Per gli abitanti dell’isola la natura non è qualcosa da conquistare o da sfruttare, ma una presenza viva con cui convivere. Montagne, sorgenti, alberi secolari e foreste possono diventare luoghi di culto tanto quanto un edificio costruito dall’uomo.

Forse è proprio questo il motivo per cui Pura Sabang Daat lascia un’impressione così forte in chi lo visita. Non ci sono scenografie spettacolari. Non ci sono architetture elaborate. Non ci sono luoghi perfetti per una fotografia da condividere sui social.

C’è soltanto una foresta.

Eppure quella foresta riesce a trasmettere un senso di pace e di rispetto difficile da spiegare a parole.

In un’epoca in cui spesso associamo il valore di un luogo alle sue dimensioni o alla sua imponenza, questo piccolo angolo nascosto di Bali ci ricorda una lezione molto semplice: non serve costruire qualcosa di grandioso perché un luogo diventi speciale. A volte basta riconoscere ciò che la natura ha creato molto prima di noi. È probabilmente questo il significato più profondo del “tempio che non c’è”.

Un luogo dove il vero santuario non è fatto di pietra, ma di radici. Non di mura, ma di alberi. Non di architettura, ma di silenzio.

Ed è forse proprio per questo che, nonostante la sua incredibile importanza spirituale, Pura Sabang Daat rimane uno dei luoghi meno conosciuti di Bali. Chi arriva fin qui non cerca un monumento da fotografare, ma un’esperienza autentica ricca di energia e capace di raccontare l’anima più antica dell’isola.

È una Bali diversa e conosciuta da pochi, lontana dalle spiagge affollate e dai templi più celebri, una Bali che conserva ancora il legame profondo tra uomo e natura. Un legame che non ha bisogno di colonne, statue o tetti monumentali per essere percepito. Perché qui Il tempio è sempre stato la foresta.

In memoria di Giancarlo che mi ha raccontato la storia di questo incredibile luogo.

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14 commenti

  1. Un articolo che va oltre la semplice descrizione di un luogo. ho trovato particolarmente interessante il modo in cui racconti Pura Sabang Daat come uno spazio sacro dove la natura stessa diventa tempio. Il passaggio su Mpu Markandeya e il legame tra spiritualità, foresta e tradizione balinese aggiunge profondità al racconto.

    • In una Bali sempre più votata alla foto da social, luoghi come questo, conosciuti e frequentati solo da pochi fedeli sono una vera meraviglia

  2. la natura è una presenza viva con cui convivere, che concetto meraviglioso! E da questa idea scaturisce una spiritualità raccolta con alberi secolari custodi dell’energia divina. I tuoi racconti di una Bali che nulla ha a che vedere con ciò che spesso viene mostrato, mi affascinano sempre di più

  3. Pura Sabang Daat è una meta che ambirei, per la pace, il silenzio e quella vegetazione che sembra essere lì a ricordarci la forza della natura. Una meraviglia

  4. Trovo la connessione con la natura molto tipica dell’indonesia e molto piu spirituale che la presenza di alcuni edifici come templi o chiese. un luogo davvero magico!

  5. Trovo bellissimo questo tempio che non c’è, perché credo che la bellezza della natura sia un dono divino e in essa possiamo sentire la presenza della divinità.

  6. Mi piace molto l’idea che la Natura sia sacra e che non si abbia bisogno di avere un vero e proprio tempio per pregare o ritrovare la propria spiritualità. E quegli alberi? Magnifici!

  7. Questo articolo mi ha incuriosita già dal titolo, e poi ovviamente ho trovato la conferma nella tua descrizione del Pura Sabang Daat. Un luogo sacro molto diverso da quelli a cui siamo abituati nel mondo occidentale, dove il culto deve, in un certo senso, manifestarsi tramite una presenza fisica, una costruzione di pietra. Qui invece la natura ha già messo a disposizione degli dei tutto quello di cui c’è bisogno, e trovo che sia un concetto molto bello.

  8. tramite le tue parole si percepisce molto bene la sacralità del luogo nonostante la mancanza di qualcosa di tangibile . eppure, queste tradizioni antichissime si tramandano da secoli e dimostrano il profondo legame con la natura

  9. La Bali che mi affascina di più! Bali è piena di punti meno sfruttati e sempre magici ma purtroppo lo scempio dell’isola sul lato più commerciale ha tolto un pò del suo fascino. Io l’ho rivista dopo 25 anni e sono rimasta sconvolta ma anche io sono uscita dagli itinerari comuni per ritrovare la vera Bali!

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