Bali chi arriva e chi parte, e non c’è posto per la tristezza.
Dopo tutti questi anni a Bali non ho dubbi nel confermare che la questione più spinosa di questo espatrio siano stati i contatti umani.
Quando ho deciso di espatriare sono partita felice, ma con quest’unica sofferenza nel cuore: lasciare la mia famiglia e i miei cari amici in Italia.
Contenuto
Bali chi arriva e chi parte, crocevia di razze.
Nel corso di questi anni il mio paese mi è mancato ben poco, ma alla mancanza degli affetti sinceri lontani non mi sono mai completamente abituata.
Da quando sono in quest’isola, ho conosciuto tantissima gente, persone provenienti da ogni luogo del mondo e con mille storie diverse da raccontare, da stare ad ascoltare e farne tesoro.
Gente che arriva e che parte in un continuo scambio di volti e storie infinite.
Bali è un crocevia di gente e culture, un mix di lingue religioni e cose vissute. E’ talmente cosmopolita che potrebbe essere paragonata a grandi città come New York o Londra.
Nello stesso tempo, è solo una piccola isola di un paese lontano, culturalmente all’opposto del nostro stile di vita, un luogo chiuso e antico, con l’anima provinciale e pettegola: le due realtà percorrono inspiegabilmente la strada in parallelo.
Infatti, in un luogo cosi piccolo e circoscritto, alla fine la gente che arriva o che vive qui da tempo finisce per incontrarsi per ritrovarsi, e qualche volta anche per scontrarsi.
Vivere una vita incerta

Un expat vive una vita incerta e particolare, sempre a metà tra il paese di origine e vecchie cose lasciate, e il nuovo paese e le cose trovate. Il difficile spesso è far combaciare le due metà e unirle in un’unica moneta.
Io, oggi ma con grande fatica, sono riuscita a unire le due parti della mia moneta e questo è accaduto integrando il vecchio al nuovo. Grazie a quello che più mi mancava e di cui non potevo fare a meno: i contatti umani.
I miei amici arrivano ogni anno a turno dall’Italia e mi rallegrano con la loro presenza, portandomi doni come se fosse sempre Natale e dividendo con me giornate indimenticabili in gioiosi viaggi esplorativi in quest’arcipelago. Questi sono i miei momenti migliori ma il brutto è vederli partire, anche se nel corso degli anni ho imparato a soffrirne meno.
O perlomeno adesso riesco in breve tempo a colmare quel vuoto che una persona che parte lascia.
Bali con gli amici

Negli ultimi anni ho dovuto fare un bel lavoro su me stessa, l’espatrio e la lontananza hanno giocato spesso con me, mettendomi alla prova.
Come se fossi salita sulle montagne russe, è stato un su e giù di emozioni, dolori, gioie, soddisfazioni, perdite, vincite. In tutto questo caos i rapporti umani hanno giocato un ruolo fondamentale.
Mi piace questa nuova vita ma devo ammettere che a Bali non sono riuscita a integrarmi completamente come avrei voluto. Non riesco a definirlo meglio, è un senso di disagio che a volte è proprio fastidioso.
Forse, semplicemente, perché sono una donna emotiva. Malgrado il mio innato ottimismo che alla fine mi porta sempre in salvo, tendo a complicarmi la vita: medito, penso, valuto, rimugino.
Molta gente che ho conosciuto si è rivelata opportunista e non sincera mettendomi di fronte a dubbi e perplessità che non avevo mai riscontrato prima.
Devo dire che in molti mi avevano avvisato su quanto fosse difficile per un expat essere in sintonia con altri connazionali.
Adesso, dopo tanti anni, la cosa non mi sembra più tanto strana.
Sempre più spesso mi ritrovo a pensare che la scelta migliore sia essere meno espansivi verso gli altri e restare un po’ in ombra.
In fondo, arrivare a questa consapevolezza non è stato un male e ha aperto la strada a una nuova visione della vita. Aprire gli occhi sul mondo è un regalo, non una punizione, e come tale lo devo prendere.
Sto sforzandomi di imparare a concentrarmi su quello che ho e non su quello che vorrei avere o che ho perso, sugli attimi importanti e gli affetti ricambiati e non sulle giornate vuote o sul dare senza avere nulla in cambio.
Così facendo ho imparato ad apprezzare ogni giorno di più i pochi veri amici conosciuti a Bali e so che i momenti che passo con loro li ricorderò per sempre.
Le nostre uscite per provare un ristorante appena aperto, un aperitivo o un caffè insieme, un week end in spiaggia spaparanzati al sole. Risate e allegri scambi di conversazioni sulle news dell’isola che iniziano in Bahasa Indonesia passando dall’inglese e finiscono in italiano.
In molti, leggendo gli articoli sulla mia vita balinese, mi scrivono dicendo che ho regalato loro una speranza, uno spiraglio di luce in un momento buio.
Che vogliono venire a Bali per ritrovare una pace perduta.
Sono contenta di leggere questi commenti, felice che il disagiato momento che ho vissuto non abbia intaccato il mio carattere e che riesco ancora a trasmettere positività.
La mia risposta è però sempre la stessa: se è vero che un viaggio in questo paese può solo fare bene al corpo e alla mente, non penso che possa servire invece a ritrovare se stessi.
Bali è bella e rallegra il cuore: mare, yoga, relax e buon karma fanno miracoli ma, finita la vacanza, i problemi sicuramente si ripresenteranno.
E state attenti, perché vivere qua non è come starci in vacanza .
Credete a me.
Bali mi regala anche giornate bellissime ma se non avessi vecchi e nuovi amici mi sentirei sicuramente sola e triste e non avrei nulla, tanto meno me stessa.
E in tal caso, quest’isola sicuramente non mi basterebbe.


Lascia un commento