Da piccola pensavo che Firenze sarebbe stata la mia casa per sempre, la mia certezza, il luogo dove tornare dopo ogni viaggio, corto o lungo che fosse. Nella mia testa era tutto semplice: partire, scoprire il mondo e poi rientrare qui, tra le sue strade di pietra, il profumo dei forni al mattino e quella luce speciale che solo Firenze sa avere.

La vita, però, aveva altri progetti. Oggi vivo dall’altra parte del mondo e mi sono resa conto di una cosa curiosa: ho raccontato isole tropicali, montagne, città lontane, popoli e culture, ma non avevo mai scritto della mia città, eppure è proprio qui che tutto è cominciato.

Firenze, la mia città

Firenze: il Davide una delle sue icone
Firenze Santa Maria del fiore

Una città che conosco non come turista, ma come una fiorentina che ci è nata, ci è cresciuta e che continua ad amarla profondamente, anche se oggi la guarda con gli occhi di chi vive lontano.

Chi arriva a Firenze per la prima volta rimane senza fiato, succede sempre. Basta uscire dalla stazione di Santa Maria Novella e, dopo pochi passi, la cupola del Duomo appare davanti agli occhi in tutta la sua imponenza. È una di quelle immagini che non ci si dimentica più.

Io, invece, ci sono cresciuta.

Per anni quella meraviglia è stata semplicemente parte della mia quotidianità, solo andando a vivere altrove ho capito quanto fossi stata fortunata. Firenze è una città che educa alla bellezza senza che tu te ne accorga. Ti abitui ai palazzi rinascimentali, alle piazze, alle chiese, alle statue, ai ponti sull’Arno. Poi un giorno parti e ti rendi conto che quello che consideravi normale, normale non lo era affatto.

La cosa che amo di più è che qui la storia non vive soltanto nei musei tra i più belli e interessanti del mondo. Ogni vicolo, ogni portone, ogni piazza raccontano qualcosa, basta rallentare il passo e alzare lo sguardo.

La Firenze della mia infanzia

Ma Firenze per me non è fatta soltanto di monumenti.

dialetto fiorentino
dialetto fiorentino

La mia Firenze è fatta soprattutto di persone, di accenti, di ironia e di piccoli gesti quotidiani, noi fiorentini abbiamo un carattere particolare: schietto, diretto, spesso pungente, ma anche capace di una simpatia unica. Ci piace scherzare su tutto, prendere bonariamente in giro gli amici e affrontare la vita con un sorriso che arriva quasi sempre al momento giusto.

La Firenze che porto nel cuore è quella della mia infanzia, fatta di tradizioni che scandivano l’anno e che aspettavo con l’entusiasmo che solo i bambini sanno avere. Non erano semplici feste popolari: erano momenti di condivisione che facevano sentire tutta la città come una grande famiglia.

A settembre arrivava la Festa della Rificolona, una delle tradizioni più amate dai fiorentini. Le vie del centro si riempivano di bambini che sfilavano con le lanterne di carta colorata illuminate da una piccola candela. Era impossibile non unirsi al coro che risuonava tra le strade: «Ona, ona, ona, ma che bella Rificolona! La mia l’è con i fiocchi, la tua l’è con i pidocchi!».

Il 24 giugno, invece, Firenze festeggiava il suo patrono, San Giovanni Battista. Per noi bambini il momento più atteso erano i magnifici fuochi d’artificio che illuminavano il cielo sopra l’Arno, con il profilo del centro storico a fare da sfondo. Restavamo con il naso all’insù fino all’ultimo scoppio, incantati da quello spettacolo che sembrava rendere ancora più bella la nostra città.

E poi c’era la Festa del Grillo, che si svolgeva nel verde del Parco delle Cascine. Tra giostre, bancarelle, dolciumi e giochi, il desiderio più grande era uno solo: tornare a casa con la famosa gabbietta che custodiva un piccolo grillo. All’epoca rappresentava il simbolo della festa e un portafortuna, e io la desideravo ogni anno. Oggi, fortunatamente, quella tradizione appartiene al passato nel rispetto degli animali, ma il ricordo di quella gabbietta resta uno dei simboli più vivi della mia infanzia.

Ripensandoci oggi, mi rendo conto che questi ricordi raccontano una Firenze diversa da quella delle cartoline. Certo, ci sono il Duomo, il Ponte Vecchio, gli Uffizi e le piazze che tutto il mondo ci invidia. Ma per chi è nato qui, Firenze è anche il profumo delle sere d’estate, le risate dei bambini con la rificolona in mano, i fuochi di San Giovanni riflessi nell’Arno e le passeggiate alle Cascine.

La Firenze dei quartieri, dei mercati, delle botteghe, dei bar dove il proprietario conosce tutti per nome e delle passeggiate senza una meta precisa lungo l’Arno. Sono immagini che il tempo non cancella e che, ovunque la vita mi abbia portata, continuano a farmi sentire profondamente fiorentina.

Firenze meno paese e sempre più cosmopolita

Eppure, come accade in tante parti del mondo, anche Firenze è cambiata.

Negli anni è diventata sempre più internazionale, più cosmopolita. È il naturale corso delle cose e sarebbe ingiusto pensare di fermare il tempo. Alcuni cambiamenti hanno portato nuova vita, altri, invece, mi fanno provare un pizzico di nostalgia.

Ricordo una piccola bottega che si trovava in una stradina dietro Santa Maria del Fiore, ci entravo in punta di piedi, era un luogo magico. Sugli scaffali c’erano colori al miele dalle sfumature incredibili, pigmenti in polvere da miscelare secondo antiche ricette, terre naturali, foglie d’oro, pennelli di martora e ogni genere di materiale per pittori e restauratori. Bastava aprire quella porta per respirare il profumo dell’arte.

Oggi, al suo posto c’è un negozio appartenente a una grande catena internazionale, uno di quelli che potresti trovare ovunque, da New York a Tokyo, da Londra a Bali. E quella magia antica non c’è più.

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Lo stesso vale per il piccolo mercato davanti al Porcellino. Quando ero bambina le bancarelle erano un piccolo mondo fatto di artigiani, pelletterie vere, dove il cuoio profumava ancora di lavorazione, pizzi e merletti realizzati a mano, oggetti che raccontavano il sapere di antichi mestieri tramandati di padre in figlio.

Oggi molte di quelle bancarelle espongono souvenir prodotti in serie, arrivati da chissà quale parte del mondo. Oggetti identici a quelli che si possono acquistare in tante altre città turistiche. È il segno della globalizzazione e probabilmente era inevitabile, ma ogni tanto mi manca quella Firenze autentica, fatta di botteghe storiche, artigiani e persone che conoscevano il proprio mestiere come un’arte.

Firenze, dove il mio cuore batte più forte

Eppure mi basta mettere piede in città, respirare quell’aria che ha un profumo tutto suo, ascoltare il rumore dei passi sul lastricato, attraversare uno dei ponti sull’Arno o fermarmi qualche minuto in una piazza.

All’improvviso il tempo si ferma e rivedo la bambina che correva tra quelle strade, le passeggiate con la mia mamma, le vetrine osservate con curiosità, le domeniche in centro, il gelato d’estate e quella meravigliosa sensazione di sentirmi completamente a casa.

È questo il bello dei luoghi che ci hanno cresciuto, possono cambiare, trasformarsi, perdere qualcosa e acquistare qualcos’altro, ma continuano a custodire i nostri ricordi più preziosi.

Molti mi chiedono se vivere a Bali abbia cambiato il mio modo di vedere Firenze.

La risposta è sì. La distanza mi ha insegnato ad apprezzare ancora di più ciò che da ragazza davo per scontato. Oggi guardo la mia città con gli occhi di una viaggiatrice e, forse proprio per questo, riesco ad amarla ancora di più.

Perché ho visitato luoghi straordinari in ogni parte del mondo, ho camminato tra templi, vulcani, deserti, foreste tropicali e oceani immensi e ogni viaggio mi ha regalato qualcosa.

Ma Firenze mi ha regalato le radici. Mi ha insegnato ad amare la bellezza, l’arte, la curiosità e il piacere di camminare senza fretta osservando il mondo.

Oggi vivo a Bali e sono felice della vita che ho costruito. Ma dentro di me c’è ancora una parte che passeggia tra Piazza della Signoria, attraversa Ponte Vecchio, si ferma ad ammirare il Duomo e sorride ascoltando il meraviglioso accento fiorentino.

Perché si possono avere tanti luoghi nel cuore ma ce n’è sempre uno che, più di tutti, continua a ricordarti da dove sei partita. Per me quel luogo si chiama Firenze.

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2 commenti

  1. Sono stata a Firenze tre volte, l’ultima all’inizio del 2022. Una città dai mille volti che ogni volta riesce a stupirmi: cultura in ogni dove, cibo ottimo e poi quella bellezza insita nelle città della Toscana che è difficile descrivere, è semplicemente da ammirare!

  2. Mi è piaciuto molto leggere della tua Firenze, città che ovviamente conosco solo come turista e che rimane per me, una tra le più belle che io abbia mai visto. Ho apprezzato molto il tuo punto di vista di bambina e di ragazzina, e la “passeggiata” virtuale attraverso una città che per i suoi abitanti e che un tempo aveva anche una dimensione di paese.

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