Passaggio in Cina : Beijing

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La città proibita Pechino

Beijing, Cina…

Il primo imprevisto era ad attenderci già in aeroporto, quando all’atto del check-in, sfoderando un solerte sorriso, l’impiegata della Turkish Airlines ci comunicava che il volo da Istanbul a Beijing era pieno, dirottandoci di conseguenza assieme a quattro sorridenti cinesi al banco dell’Air China, con il risultato che saremmo partiti circa tre ore dopo, ma, in virtù dell’inaspettato volo diretto, saremmo anche atterrati a Beijing con un’ora d’anticipo rispetto al previsto. Stranezze dei cieli.

Lo confesso, malgrado abbia sovente raggiunto luoghi anche più distanti, la Cina nel mio immaginario è sempre stata lontanissima, quasi al di fuori del mondo, tant’è che avverto una strana ed anomala sensazione nel trovarmi proprio qui, ora, nonostante il senso di modernità dettato dagli innumerevoli grattacieli, che sembrano competere tra loro a chi più si avvicina al grigio intenso delle nuvole.

Sono quasi sicuro che non si trovasse lì per caso, ma che sia stato inviato da qualche oscuro burattinaio, al fine di “iniziarci” alle stranezze dei cinesi, una sorta di rodaggio preparativo circa quello che sarà il proseguo del viaggio.

Sì, perché il taxista che ci ha condotto in centro città, ferma dapprima l’auto puntando l’indice in direzione del nostro hotel distante grosso modo cento metri, poi inizia a blaterare qualcosa in mandarino, il cui senso dovrebbe presumibilmente essere quello di scendere proprio lì, ed attraversare a piedi con i bagagli al seguito un congestionato megaincrocio a più corsie, poiché gli risulta evidentemente troppo complicato fare il giro dell’isolato.

Insiste, ma in seguito alle nostre ovvie e reiterate riluttanze, precedendo tutte le altre macchine, taglia alla velocità della luce l’incrocio in direzione vietata, imboccando rapidamente la nostra strada, ma facendoci comunque scendere sul lato sbagliato rispetto all’hotel.

Restiamo sorpresi, ci guardiamo in faccia ed iniziamo a ridere, ma ci abitueremo… eccome.

Wangfujing Dajie

Dopo aver posati i bagagli in camera, tramite una breve passeggiata raggiungiamo il tratto pedonale della Wangfujing Dajie, la via pechinese dello shopping per antonomasia, letteralmente brulicante di persone, e costellata da innumerevoli, lussuosissimi e mastodontici centri commerciali.

Domanda d’obbligo: “ma… siamo davvero in Cina”? Beh, i tratti somatici delle persone e gli ideogrammi sulle insegne in un certo senso ci forniscono un primo serio indizio in merito, mentre il secondo rasserenante segnale ci viene dato dall’adiacente “Snack Street”, nel quale ci intrufoliamo in breve, seguendo la scia della folla e trovandoci rapidamente catapultati nel mezzo di decine di banchetti che offrono spiedini di ragni, scarafaggi e scorpioni, stelle marine e serpenti fritti, varia carne arrostita, anche di specie animali abbastanza inconsuete per quelli che rappresentano i nostri abituali standard gastronomici.

Insomma, credo sia chiaro, ci troviamo in un vero e proprio regno delle prelibatezze.

Beijing : Piazza Tiananmen

Imbocchiamo in seguito Dongchang’an Jie, il largo viale che, dopo qualche centinaia di metri, ci conduce in una frequentatissima Piazza Tiananmen. Il grande prato è letteralmente gremito da numerose famigliole, varie coppiette, moltissimi turisti cinesi, venditori di riviste, bibite e gelati dal sapore caramelloso, mentre il gigantesco ritratto del “Grande Timoniere” Mao, oggetto di culto per le immancabili migliaia di foto ricordo giornaliere, sembra vegliare paternamente su tutti, in attesa che il sole tramonti e la folla inizia a convergere verso la parata dell’ammainabandiera.

OK, d’accordo, siamo in Cina.

Decidiamo per la nostra prima cena a Beijing di provare la tanto decantata “Kaoya”, ovvero la famosa anatra alla pechinese, pertanto raggiungiamo sempre a piedi la Jimbao Street, dove troviamo una  succursale del Dadong Roast Duck Restaurant, vale a dire uno dei locali più famosi in cui servono questa pietanza, assieme agli altrettanto celebrati Bianyifang, Li Qun, e Quanjude.

Mentre i cuochi arrostiscono le anatre in bellavista, attendiamo ben tre quarti d’ora prima che ci venga assegnato un tavolo, dopodiché, quando il cameriere con tanto di mascherina arriva con la nostra succulente Kaoya, accingendosi ad affettarla, direi proprio che siamo pronti per iniziare il grande rito gastronomico.

Ci viene servita inizialmente la pelle, croccante e delicata, che va gustata passandola prima nello zucchero, poi è la volta delle succulente fettine di carne, le quali, malgrado siano ugualmente squisite, non andrebbero consumate al naturale, ma come ripieno di una sorta d’involtino da comporre personalmente con delle sottili sfoglie di farina, ed al cui interno, in base ai propri gusti, è facoltativo affiancargli vari condimenti, quali ad esempio una salsa di fagioli scuri o di prugne, sottili fettine di cetrioli, aglio finemente tritato, scalogno ed altro ancora.

La cena si conclude quindi con un brodo, la cui base è ovviamente costituita dalla medesima anatra.

Intendiamoci, la kaoya non è affatto male e resta comunque un must da provare a Pechino, tuttavia il costo per tre persone pari a 524 Yuan, vale a dire circa sessantuno euro, risulta abbastanza sproporzionato rispetto agli standard locali, considerato soprattutto che le altre sere, durante la nostra permanenza a Beijing abbiamo cenato quasi sempre presso il Food Republic, bellissimo centro gastronomico ubicato nel seminterrato del centro commerciale Oriental Plaza, imbandendo letteralmente la nostra tavola di autentiche prelibatezze locali acquistate nei vari stand, annaffiandole con un paio di birre alla spina a testa più una coca cola per Valentina, e non spendendo mai più di 100 Yuan in totale, ovvero circa dodici euro.

Farsi capire in Cina

Passaggio in Cina parlare cinese
Passaggio in Cina parlare cinese

Ovviamente, ma questa dovrebbe diventare in generale una prassi consolidata se, come noi, si affronta un viaggio autogestito in Cina, occorre munirsi di sana pazienza ed aiutarsi alla bisogna con il sacrosanto “gesticolese” tra l’altro non sempre efficace, poiché qui quasi nessuno parla inglese.

Può risultare molto utile, ad esempio, farsi scrivere alcune parole dal recptionista del proprio hotel, salvo non incappare (e può succedere, lo garantisco) in qualche taxista che non sa nemmeno leggere. Lo so, può sembrare strano, ma ad oggi, malgrado si stia rapidamente trasformando in una città dal chiaro aspetto futuristico, e la Cina è proiettata a diventare la prima potenza mondiale, a Beijing l’inglese è davvero poco diffuso, anche tra gli stessi giovani.

Considerata la “grande professionalità” dei taxisti locali, cercheremo di usare quasi sempre la metro per i nostri spostamenti, anche perché continuano ad ampliare le linee e tutti i principali luoghi d’interesse sono facilmente raggiungibili con la moderna, pulita e funzionale metropolitana di Beijng. Oltretutto, il viaggio in metro rappresenta anche un’esperienza a sé stante, considerato che di occidentali a bordo ne abbiamo visti ben pochi, ed eravamo sempre come delle mosche bianche.

Il turismo cinese

L’indomani mattina ci rechiamo con comodo alla Città Proibita, il cui ingresso è stato vietato per circa cinquecento anni ai visitatori non autorizzati, pena l’immediata condanna a morte, e la cui odierna biglietteria presenta invece una preoccupante fila lunga oltre un centinaio di metri.

Ovviamente è lecito pensare che, essendo una delle maggiori attrattive turistiche di Pechino, la suddetta fila sia costituita per la maggior parte da turisti, e questo è di fatto verissimo, ma non si tratta di turisti occidentali, bensì di visitatori cinesi, poiché Luglio ed Agosto sono i mesi in cui anche i figli del celeste impero viaggiano nel proprio paese e, come impareremo sin da subito, quando i cinesi viaggiano, si fanno notare!!!

Quello cinese è un turismo invadente, maleducato, irrispettoso delle regole, oltre che inverosimilmente chiassoso. Ovunque siamo stati, ci siamo nostro malgrado imbattuti in megagruppi turistici costituiti da gente che si comportava come se tutti gli altri non esistessero.

D’accordo, lasciamo stare la problematica dettata dall’atavico brutto vizio che i cinesi hanno di sputare ovunque, purtroppo a quanto pare di difficile risoluzione, ma quello che più ci ha infastiditi, è stata la continua scorretta azione di scavalcare le code, infilandosi ovunque, associato ovviamente alla puerile indifferenza nei confronti degli altri.

Trovandosi ad esempio in fila presso una qualsiasi biglietteria, non di rado qualcuno ignora tutti presentandosi al botteghino, come se le altre persone fossero invisibili; lo stesso succede se si sta facendo la coda per andare al bagno, nella metropolitana, al check-in in aeroporto, etc., e questo atteggiamento, a quanto sembra, ha rappresentato la prassi comportamentale adottata dalla maggior parte dei cinesi da noi incontrati in questo viaggio, anche aldilà del contesto turistico.

Alcune situazioni capitateci rasentano addirittura il grottesco, come quella in cui, dopo aver pazientemente atteso il mio turno, mi trovavo finalmente di fronte ad una teca per ammirare un suggestivo carro appartenente all’esercito di terracotta a Xi’an, quando un turista cinese, allo scopo di farsi fotograficamente immortalare con lo sfondo del suddetto carro, mi ha letteralmente spostato più in là, quasi automaticamente spinto da una congenita azione mentale del tipo: “mi debbo far scattare la foto, ma essendoci questo – ostacolo – davanti, lo scanso”.

Un altro paradossale episodio che mi sovviene, riguarda un ciclista a Pechino, il quale non ha suonato il campanello della bici, né si è minimamente preoccupato di avvertirmi verbalmente che stava sopraggiungendo alle mie spalle, ma mi ha praticamente scansato con una mano dalla sua traiettoria, al fine di passare tranquillamente.

Pensandoci bene, però, il taxista incontrato all’inizio del viaggio, come precedentemente scritto, ci aveva comunque a sua volta in qualche modo preavvertiti in merito a questi comportamenti, che eufemisticamente definirei quantomeno anomali.    

Tutto il mondo è paese, pertanto, in barba alla severità delle leggi locali, un ragazzo sulla ventina mi si avvicina, offrendomi tre biglietti d’ingresso, previa maggiorazione di 20 Yuan, ergo due euro e quaranta centesimi al cambio attuale, che mi consentono di arginare almeno un’ora e mezza di fila alla biglietteria, nonché di adeguarmi quantomeno rapidamente alla… “cinesità” in voga.

Beijing : La Città Proibita

visitatori alla citta proibita

La Città Proibita, residenza di ben ventiquattro imperatori, è spettacolare, soprattutto per le sue dimensioni, che, grazie alle immani proporzioni dei suoi spazi, riescono visivamente a moderare l’immensità della folla.

Andrebbe inoltre aggiunto che per visitare con la doverosa calma il ricco complesso costituito da circa ottocento edifici, occorrerebbe dedicargli quantomeno un’intera giornata o poco meno.

L’attraversiamo tutta, accedendovi dalla Porta della Pace Celeste ubicata a ridosso di Piazza Tiananmen, fino alla porta sud in prossimità del parco Jingshan, visitando tutte le principali attrattive quali le Sale dell’Armonia Protetta, Perfetta e Suprema, all’interno della quale sorge il superbo Trono del Drago da cui l’imperatore esercitava le sue funzioni, ma non perdendoci però nemmeno le belle sale espositive dedicate alle collezioni di orologi e gioielli, sempre sgomitando, ovviamente, con una moltitudine di chiassosi turisti cinesi.

Raggiungiamo in seguito a piedi il Beihai Park allo scopo di pranzare presso il Fangshan Restaurant, ma essendo già le quindici e trovandolo di conseguenza chiuso, acquistiamo un gelato e passeggiamo spensieratamente lungo le sponde del grande lago, letteralmente affollato di barchette prese a nolo. Successivamente veniamo adescati da uno dei tanti conducenti di risciò che stazionano presso l’uscita est del parco, dal quale, dove aver pigramente contrattato la corsa, ci facciamo facilmente convincere ad effettuare un giretto tra gli hutong presenti in zona.

Gli hutong sono piccoli vicoli ubicati orizzontalmente lungo il grande scacchiere costituito dall’intersecarsi delle strade di Pechino e, aldilà dello scontato aspetto turistico, una visita in queste stradine consente ancor oggi di ammirare quel poco che rimane delle costruzioni appartenenti alla vecchia Beijing, comprese alcune belle abitazioni a corte, oltre ad avere la possibilità di assistere a degli interessanti spaccati di vita quotidiana degli abitanti meno abbienti della megalopoli cinese.

Attraversiamo alcune viuzze molto strette, tra anziani intenti a giocare a carte ed a mahjong, curiosi bambini sorridenti, venditori di cibo porta a porta, cani apparentemente senza padroni, minuscole botteghe di artigiani, negozietti vari. Scrivendo di Hutong, vale forse anche la pena menzionare il primato appartenente al vicolo più stretto di Beijng, il quale è detenuto dal Qian Shi Hutong, che misura in alcuni punti addirittura solo quaranta centimetri !

Attendevo il giorno successivo da tempo immemorabile.

La Grande Muraglia

grande muraglia cina 2

La Grande Muraglia, infatti, ha sollecitato la mia fantasia sin da bambino, e costituisce certamente l’elemento trainante, che da tempo ha fatto sorgere in me il desiderio di compiere un viaggio in Cina.

Tra i vari tratti in cui è possibile effettuare la visita, ho scelto Mutianyu, distante circa ottanta chilometri da Pechino, sicuramente meno battuto dall’inflazionato e più vicino Badaling, ma anche più accessibile di punti come Simatai, Jinshanling, Gubeikou ed altri ancora più lontani.

Per la visita mi sono avvalso di un’agenzia locale, la quale mi ha inviato una comoda auto con autista a disposizione per l’intera giornata, con piena facoltà di visitare anche le Tombe Ming. L’alternativa sarebbe stata quella di raggiungere Mutianyu con un autobus, il quale però parte a quanto sembra in orari e giorni abbastanza flessibili, oppure di contrattare la corsa con un taxi, che mi sarebbe comunque costato poco meno.

Decido di concordare la partenza di buon mattino, in maniera tale da evitare gli orari in cui si concentra la maggiore affluenza turistica e quando in effetti giungiamo in prossimità del sito, troviamo gli adiacenti parcheggi sostanzialmente vuoti.

La grande muraglia ci attende a Mutianyu semiavvolta dalla nebbia, la quale le conferisce un aspetto fiabesco, trasmettendoci automaticamente forti emozioni dettate dalla consapevolezza di aver realizzato un sogno.

Trascorriamo oltre tre ore passeggiando quasi in completa solitudine lungo i due chilometri e mezzo del suo tratto, prendendoci il tempo necessario per effettuare varie soste presso buona parte delle sue 22 torrette, contemplando il bel paesaggio circostante e la bellezza delle merlature presente lungo entrambi i lati delle sue pareti, ma respirando soprattutto la storia.

Tombe Ming, Palazzo d’Estate,Tempio Lama

Dopo un lauto pranzo a base d’infuocate e gustose pietanze locali, consumato voracemente presso un ristorantino al di fuori dei consueti circuiti turistici, uno tra i pochi nei dintorni della muraglia che, tanto per intenderci, non annoverano file di torpedoni parcheggiati nel proprio parcheggio, visitiamo nel tardo pomeriggio le Tombe Ming che non ci entusiasmano comunque particolarmente, a differenza della lunga Via Sacra dello Spirito che conduce alle stesse, ornata da dodici pregevoli statue in pietra e circondata da salici piangenti. 

Il Palazzo d’Estate lo raggiungiamo comodamente la giornata seguente, scendendo alla fermata Xiuan della linea 4 della metropolitana, uscita C2. L’entrata est del Palazzo si trova a breve distanza, ma per i più pigri, in cambio di una manciata di Yuan, esiste anche la possibilità di arrivarci comodamente seduti tramite uno dei tanti risciò, che stazionano in attesa dei clienti proprio fuori la metro. Anche in questo caso recitiamo quasi a memoria un copione già visto, passeggiando pigramente in mezzo a migliaia di vocianti cinesi tra le belle costruzioni immerse nel verde di questo immenso parco, che gli imperatori usavano per sfuggire alla calura della capitale.

Al Tempio dei Lama arriviamo invece in taxi, dopo il mio quinto o sesto divertito tentativo di pronunciarne correttamente il nome in mandarino al conducente, e sarà forse per i tanti fedeli presenti, intenti a bruciare bastoncini d’incenso e pregare nei vari cortili che lo caratterizzano, oppure per le pregevoli statue, per i bei giardini, o più semplicemente per la suggestiva atmosfera che vi si respira, ma dopo aver varcato il suo Arco d’Onore, mi sono sentito subito a mio agio in questo tempio tibetano, che tra le tante interessanti bellezze ospita anche una notevole statua in legno di Buddha lunga una ventina di metri, la quale è stata scolpita in un unico tronco di sandalo.

Shopping cinese a Beijing

Uscendo alla fermata Yongali della linea 1 della metropolitana, accediamo direttamente all’interno dello Xiu Shui market, formalmente noto come Silk Street, un megacentro a cinque piani dove, malgrado il nome, i prodotti in seta sono venduti solo all’ultimo piano, mentre negli altri vengono offerti vari articoli griffati quali capi d’abbigliamento, borse, accessori, scarpe, orologi, ed altro ancora, tutto rigorosamente “taroccato”, of course.

Una sorta della Patpong Road di Bangkok all’ennesima potenza, con aggressive commesse disposte quasi a tutto pur di venderti qualcosa, tant’è che qualcuna chi ti si attacca letteralmente alle braccia e ti segue per qualche decina di metri, un’altra inizia a coprirti di lusinghe usando termini inglesi, spagnoli ed addirittura italiani, un’altra ancora ti sbarra il passaggio ed avvicina il proprio viso al tuo, sfiorandoti le labbra con un fare ammiccante e provocatorio, probabilmente più consono ad prostituta piuttosto che a una commessa.

Rimane comunque a mio avviso un buon posto dove fare acquisti a prezzi irrisori, qualora si parta da casa senza bagaglio e Pechino rappresenti la prima tappa di un viaggio, poiché vi si trova una buona scelta anche di zaini, valigie, ed accessori vari. Il nostro interesse per lo Xiu Shui market si manifesta però principalmente nel piano interrato, dove, presso il locale food court, gustiamo gli Jiaozi più buoni provati a Pechino. In cambio di pochi Yuan, infatti, vengono preparati e bolliti sotto i nostri occhi decine di squisiti ravioli ripieni di manzo e maiale, alla cui sfoglia, straordinariamente sottile e fresca, si contrappone l’incredibile gusto del saporito ripieno, succoso e leggermente speziato.

Flying Acrobatic Show

Poco dopo aver imboccato l’uscita C alla stazione Hujialou, percorsa dalla linea 10 della metropolitana, troviamo il Teatro Chaoyang, dove ci accomodiamo giusto in tempo per l’inizio del Flying Acrobatic Show delle 19,15.

La prenotazione è d’obbligo per assistere a quest’autentica performance d’abilità, la cui radicata tradizione in Cina sembra risalire direttamente alla notte dei tempi, e confesso che erano anni che non mi divertivo così tanto assistendo ad uno spettacolo.

La acrobazie messe in scena da questi giovani atleti sono così spettacolari da strapparci continuamente sinceri applausi spontanei, e con il trascorrere del tempo, osservando sempre più attoniti le straordinarie esibizioni, iniziamo lentamente a fare il tifo per loro, trattenendo il fiato durante gli esercizi più difficili, ed esultando in preda all’entusiasmo alla conclusione degli stessi. Non abbiamo dubbi nel reputare il Flying Acrobatic Show un’attrazione imprescindibile durante una visita a Beijing, al pari di altri luoghi d’interesse più famosi.  

Beijing : Tempio del Cielo

Durante il nostro quinto giorno di permanenza piove a dirotto sin dalle prime ore del mattino, così, sebbene a malincuore, abbandoniamo per pigrizia l’idea di una visita al Panjiayuan Market, e passeggiamo svogliatamente all’interno di uno dei tanti centri commerciali lungo la Wangfuijing, fino a quando, stanchi di girare a vuoto, ci incamminiamo sotto il diluvio universale verso la fermata della metropolitana, e dopo aver viaggiato poco più di un quarto d’ora nelle viscere di Beijing, scendiamo alla fermata Tiantan Dongmen della linea cinque, proprio in prossimità dell’entrata al Tempio del Cielo, il cui altare circolare incarna la classica icona stereotipata da cartolina della capitale cinese.

Il grande parco, caratterizzato da lunghe file di cipressi, funge sovente anche da luogo d’incontro tra gli abitanti di Beijing, che qui improntano spesso dei picnic e vi confluiscono di buon mattino per praticare il Taijiquan, la ginnastica tradizionale.

La pioggia battente ci impedisce di passeggiare come vorremmo in questo magnifico posto, pertanto, una volta effettuata la visita di rito dei principali templi, ci dirigiamo nuovamente alla volta dell’entrata est, ma passando sotto i grandi corridoi aperti sui lati, ci tratteniamo un bel po’ al riparo dalla pioggia assistendo entusiasmati ad uno spettacolo incredibile, quale quello di un coro popolare, in cui si alternano voci maschili e femminili di una nutrita comitiva, fornendo una rappresentazione toccante, nella quale queste persone si cimentano con impegno, mostrando un’aria visibilmente appassionata.

Esibizioni come queste, pur nella loro genuina semplicità, costituiscono per me l’essenza stessa del viaggio, ed il tempo che non avrei mai voluto fermare mentre ascoltavo con nutrito interesse questo simpatico coro inaspettato, equivale secondo i miei personali gusti alla visita di uno dei monumenti più celebri di Pechino.

Il Mercato delle perle di Beijing

Poco oltre il Parco del Tempio del Cielo troviamo l’Hongqiao Market, meglio noto come mercato delle perle, il quale si sviluppa su più piani esattamente come Silk Street, presentando al frequentatissimo piano terra una nutrita serie di articoli d’elettronica, telefonia cellulare, macchine fotografiche, etc. mentre nei piani superiori si trovano svariati articoli contraffatti, fino ad arrivare agli ultimi due piani semideserti, totalmente dedicati alle costosissime perle esposte in eleganti gioiellerie vigilate da guardie armate.

Torniamo sulla Wangfuijing in taxi, con il cui simpatico autista, tramite le poche parole d’inglese che conosce, contrattiamo la corsa per l’indomani in aeroporto, pattuendo una cifra un quinto inferiore rispetto a quanto avevamo speso all’andata con il meter.

mercato notturno di wangfuijng

Proviamo successivamente a mischiarci tra la folla che anima il mercato notturno di Wangfuijing, il quale si presenta come l’alter ego della Snack Street, con una lunga fila di affollati stand fumanti, dove sono esposti in bellavista cibi vari che spaziano dalla trippa agli spiedini di ragni, dagli scorpioni fritti alle stelle marine, dai ravioli alla carne arrostita, nonché decine e decine di altre prelibatezze.

Ciao Beijing

L’indomani mattina, alle sei in punto di una piovigginante domenica, attraversiamo in taxi una Beijing ancora addormentata per recarci in aeroporto. Tirando le somme di questi cinque giorni trascorsi molto velocemente nella capitale cinese, non possiamo che trarne un giudizio alquanto positivo.

Beijing, vibrante città ricca di contrasti, ma anche d’innumerevoli attrattive, proiettata a ritmi serrati verso un futuro nemmeno tanto remoto nel quale reciterà l’inevitabile parte di capitale mondiale, a noi è davvero piaciuta, e ritengo possa costituire anche da sola un’interessante meta nella quale trascorrere un’intensa settimana di vacanza.

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Commenti

11 risposte a “Passaggio in Cina : Beijing”

  1. Avatar Mimì

    Ho scritto e riscritto mille volte un itinerario di viaggio in Cina, per convincere Peter a visitare questo meraviglioso Paese. Ma è stato inamovibile sulla linea di pensiero di non visitare Paesi che non lasciano la libertà di pensiero al popolo! Da viaggiatrice, comprendo ma non condivido il suo obiettivo.

    Pechino, la magica Beijng, poi, me la sogno anche la notte oramai. M itoccherà andarci da sola!

  2. Avatar Annalisa Spinosa

    Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato, sin da bambina, è la Grande Muraglia. Ricordo ancora la foto che era sul sussidiario, alle elementari, e di quanto abbia letto e riletto la sua storia millenaria nel periodo in cui era oggetto di studio in classe. Che meraviglia la CIna!

  3. Avatar Giusy

    Anche se partito con qualche intoppo alla fine il viaggio è andato bene. Certo gli spiedini di ragno e i serpenti fritti anche no!!!

  4. Avatar La Deb!

    Hai tutta la mia (non cattiva) invidia per la Grande Muraglia, che sogno…!
    Il problema è che sono così verso quasi tutto il mondo!
    Il mio problema con la Cina sarebbe decisamente con la loro, per noi, maleducazione…penso che litigherei con chiunque rovinandomi il viaggio!

  5. Avatar Cristina

    Questo articolo mi ha letteralmente rapito, sogno di visitare la Cina da anni ormai, la Grande Muraglia, la Città proibita, sono solo alcuni dei posti a cui non rinuncerei. Chissà se riuscirò mai a trovare l’occasione per andare, purtroppo è un viaggio che dovrei fare probabilmente da sola, visto che il marito non ne vuole sapere!!!!

  6. Avatar Eliana

    Non immaginavo che in Cina potesse esserci questa scortesia: sapevo dello sputare per terra (e diciamo che in un Paese che conta quasi 1 miliardo e mezzo di persone il tutto non è per niente salubre) ma addirittura scansarti per una foto o per passare in bici mi sembra davvero irrispettoso. Mi spiace che tu abbia trovato questi piccoli intoppi. La Muraglia Cinese però ripaga davvero di tutto!

  7. Avatar Alessandra
    Alessandra

    Che viaggio emozionante! Sicuramente a mia sorella piacerebbe moltissimo farlo, dato che conosce bene il cinese e la cultura cinese. Chissà che emozione camminare lungo la Muraglia Cinese!!!

  8. Avatar ANTONELLA MARIA MAIOCCHI

    la Grande Muraglia e la Città Proibita sono nel mio immaginario da quando ero piccola e, benché abbia da poco iniziato ad approcciare l’Asia nei miei viaggi, penso che la Cina non tarderà ad arrivare. La cosa che non sono sicura di apprezzare – e lo sottolinei anche tu – è la totale mancanza di educazione dei cinesi in generale e il fatto che i moderni grattacieli e centri commerciali hanno ingoiato i quartieri storici. Ma, è evidente, la Cina è proprio questo

  9. Avatar Marina
    Marina

    La Cina è uno di quei paesi che, pur con i suoi monumenti celeberrimi, non riesce ad attirarmi, sarà perché è davvero lontana e grande e visitarla implicherebbe un lungo soggiorno. Il tuo racconto però mi ha davvero interessato e fatto venire un pò di curiosità di visitare Beijing.

  10. Avatar Claudia

    Tra i tanti Paesi ancora la Cina non è tra i primi che vorrei visitare, certo ha tanto da offrire ed è immensa. I taxisti sono alquanto folkloristici come anche quei spiedini!

  11. Avatar Silvia The Food Traveler

    Provare la kaoya e vedere la Grande Muraglia sono probabilmente due delle cose che più mi incuriosiscono della Cina e che sogno da tempo. Ma mi hai fatto scoprire molto di più!
    Peccato davvero per il comportamento dei cinesi: è vero che sicuramente il comportamento di alcune (anzi, forse molte) persone non pregiudica l’opinione che si ha di un viaggio e di un popolo, ma quando la maleducazione arriva a certi livelli diventa difficile non farsi condizionare!

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