Passaggio in Cina parte 2°, se vi siete persi la prima parte di questo viaggio la potete leggere qua sotto.
Dopo numerosi controlli in aeroporto, ed altrettanti numerosi cinesi che continuano ad ignorare spudoratamente le file, alle otto decolliamo puntualmente alla volta di Xi’an, dove atterreremo dopo un’ora e mezza.
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Passaggio in Cina parte 2° da Pechino a Xi’An
A Xi’an, capitale dello Shaanxi, abbiamo cercato di ottimizzare al massimo i tempi, prenotando tramite un’agenzia del posto autovettura ed autista, al fine di farci prelevare in aeroporto, condurci direttamente all’Esercito di Terracotta e successivamente presso le antiche mura cittadine, e debbo dire che il tutto è perfettamente riuscito con grande soddisfazione, considerato soprattutto che, come nostra consuetudine, amiamo visitare i posti prendendoci tutto il tempo possibile, senza vincoli di sorta ed orari prestabiliti.

Poco dopo le dieci del mattino, infatti, dopo aver attraversato strade in cui i famosi guerrieri erano raffigurati ovunque, ci troviamo già presso la biglietteria del celeberrimo sito, che si presenta come una sorta di enorme centro commerciale all’aperto, con decine di negozi di souvenirs, paccottiglia e ristoranti vari, compreso un Kentucky Fried Chicken. Riscontriamo anche qui, ma ormai vi abbiamo fatto l’abitudine, una nutrita presenza di turisti cinesi, che rappresentano la quasi totalità dei visitatori.
Passaggio in Cina parte 2° L’esercito di terracotta
Certo che per far costruire la famosa armata di terracotta a guardia della sua tomba, doveva essere sicuramente un bel tipo l’imperatore Qin Shi Huangdi, ma d’altra parte, secondo quanto si narra, fece seppellire vivi anche più di 450 seguaci del confucianesimo, dottrina che contrastò aspramente, oltre a ridurre in schiavitù centinaia di migliaia di persone, impiegandole nella costruzione di strade e canali.
Scoperto casualmente nel 1974, a quanto sembra da alcuni contadini del luogo intenti a scavare un pozzo, l’esercito di terracotta annovera oltre diecimila statue portate finora alla luce, ma il numero complessivo è del tutto imprecisato e destinato drasticamente ad aumentare, con gli scavi tutt’ora in corso.

L’hangar che ospita le statue francamente non mi entusiasma, ed un simile reperto avrebbe meritato a mio avviso ben altra architettura rispetto a quest’asettica struttura in ferro, ma l’esercito è un’autentica meraviglia, che a ben ragione è stata inserita nel 1987 dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità. Visitiamo con ammirazione le tre fosse, e malgrado fossimo preparati circa la bellezza delle statue componenti l’esercito, restiamo ugualmente meravigliati da quanto le stesse appaiono realistiche, nonché basiti dall’incredibile differenza che si evidenzia nei tratti somatici dei singoli guerrieri, che osservandoli dal vivo ed in gran numero, sortiscono realmente un effetto totalmente diverso rispetto alle tante immagini e video visti in passato.
Passaggio in Cina parte 2° : Xi’an
Xi’an è una città congestionata, molto inquinata, decisamente più estesa di quanto immaginassi, e ad un primo impatto mi rimane difficile anche solo immaginare che un tempo costituisse il punto di arrivo e partenza della leggendaria Via della Seta.
Il passato di Xi’an lo incontriamo però velocemente nell’antica Cinta Muraria, eretta durante la dinastia Ming attorno al 1370, ed oggi sostanzialmente integra nel suo perimetro esteso per circa quattordici chilometri, grazie a sapienti lavori di ristrutturazione ed interventi mirati ad una parziale ricostruzione.

Trovo assai piacevole passeggiare su queste antiche mura poco prima del tramonto, osservando compiaciuto il netto contrasto offerto dai vetrati grattacieli circostanti che si stagliano a perdita d’occhio, i quali sovrastano, quasi inghiottendole, le numerose basse abitazioni dal tetto tradizionale.
Nuovo e moderno si fondano anche e soprattutto nella centrale Xi Dajie, dove agli sfarzosi shopping malls, ed alle scintillanti luci a neon che rischiarano la sera, si contrappongono gli antichi edifici della Torre del Tamburo, che un tempo annunciava il calare della notte, e della Torre della Campana, il cui suono preannunciava invece l’alba. Xi’an mostra però i suoi antichi fasti principalmente nel quartiere musulmano, grazie ad un autentico tuffo nell’antichità dettato da un crogiolo multiculturale, che riporta idealmente il visitatore ad un epico passato in cui la città veniva chiamata Chang’an.

Qui, infatti, se non fosse per i chiari tratti somatici delle persone che pullulano il quartiere, parrebbe trovarsi più in un qualsiasi suk magrebino piuttosto che nello Shaanxi.
Sotto una pioggerellina diventata progressivamente sempre più battente, gironzoliamo rallegrati attraverso animate piccole viuzze, dove l’odore della carbonella su cui arrostiscono profumati spiedini di agnello, si mescola con l’aroma dolce dell’olio di sesamo, ed a quello più aspro sprigionato dai numerosi wok in cui vengono saltati decine d’ingredienti, mentre tutt’intorno è un continuo vociare, correre, pregare, mercanteggiare, fondamentalmente vivere.
Guilin
Guilin ci ricorda sin da subito la sua latitudine, accogliendoci in aeroporto con un clima decisamente più caldo ed umido rispetto a quello che aveva caratterizzato le nostre precedenti giornate cinesi, ma sorprendentemente, troviamo anche un gran bel sole a darci il benvenuto, il che non guasta, considerato che avevamo lasciato Xi’an sotto una sorta di diluvio universale.
La città di Guilin deve la sua fama allo straordinario paesaggio carsico che ne caratterizza i dintorni, il quale è stato nel corso dei secoli decantato da vari poeti, ed immortalato in molteplici tele dipinte da celebri pittori cinesi, mentre oggi è più materialmente riprodotto sul retro delle banconote da venti yuan.
Già durante il tragitto in taxi dall’aeroporto, abbiamo modo di osservare le celebri vette calcaree allinearsi quasi ovunque all’orizzonte, ma sarà solo il preludio alla magnificenza a cui assisteranno i nostri occhi nei giorni seguenti. Guilin però non ci entusiasma.

Qui i visitatori sono ancora più invasivi rispetto agli altri posti, e la città sembra essersi totalmente consacrata al turismo di massa, probabilmente anche in virtù di un prodotto legato all’attività turistica perfettamente riuscito, che soddisfa pienamente la forte richiesta di viaggi preconfezionati.
Zhengyang Lu è un affollato tratto pedonale costituito dall’alternarsi di ristoranti, negozi, hotel e guesthouses. Tra le specialità culinarie del posto, figurano l’onnipresente pesce di fiume cotto nella birra (che per la cronaca ovviamente proviamo, senza però gradirlo particolarmente), e degli enormi roditori esposti in grandi gabbie dinnanzi ai ristoranti, destinati purtroppo per loro a finire presto in pentola al fine di compiacere il vorace appetito della miriade di turisti cinesi presenti, i quali sembrano molto gradire questa ricercata pietanza locale.
Prenotiamo quindi la gita di sola andata sul fiume Li per l’indomani, decidendo di lasciare definitivamente Guilin e trascorrere di conseguenza a Yangshuo i rimanenti giorni di questo viaggio cinese, dopodiché terminiamo la serata gironzolando tra le centinaia di bancarelle che formano il mercato serale di Guilin, ubicato a breve distanza dalla piazza centrale.
Yangshuo
L’indomani, a bordo di un barcone a due piani nel quale siamo gli unici occidentali, salpiamo di buon mattino da un molo ubicato subito fuori Guilin.
Bastano appena pochi minuti di navigazione per ritrovarci estasiati nel cuore di un paesaggio onirico, nel quale infinite verdi guglie calcaree dalle forme più svariate, si susseguono maestose ai bordi del Li River, slanciandosi in direzione del cielo.

Un incredibile spettacolo della natura, talmente bello da sembrare irreale, caratterizzato da una notevole alternanza paesaggistica, dovuta soprattutto alle differenti sagome delle vette, che mutano dietro ogni curva nel quale scorre il placido fiume.
Ogni tanto, nel corso della navigazione il barcone viene arrembato da una zattera di bambù, a bordo della quale intrepidi venditori offrono in cambio di pochi yuan frutta e paccottiglia turistica ai divertiti passeggeri, attratti probabilmente più dalla loro abilità nel tenersi in equilibrio, che dalla mercanzia venduta, mentre in prossimità dei piccoli villaggi che sorgono sulle sponde, viene sovente inscenata ad uso e consumo turistico la pratica della pesca con il cormorano, usanza nella realtà ormai appartenente al passato.
Yangshuo
Dopo quattro ore di spettacolari paesaggi carsici approdiamo a Yangshuo, dove il sole tropicale del primo pomeriggio picchia così ossessivo da farmi grondare rapidamente di sudore mentre trasporto i nostri bagagli lungo la West Street, salvo poi divertirsi a sparire poco dopo, lasciando rapidamente il posto a dei grandi nuvoloni carichi di pioggia torrenziale.
Yangshuo è un piccolo paese dalla palese impronta turistica, dove non mancano fast food appartenenti a grandi catene internazionali, disco bar, pub e locali vari dediti ad intrattenere i tanti visitatori che arrivano sin qui, ovviamente come sempre in maggioranza asiatici.

A questo punto, credo sia lecito chiedersi il motivo per cui molti visitatori come noi giungono in questo piccolo lembo di Cina meridionale, e la risposta consiste semplicemente nell’alzare la testa e guardarsi intorno.
Sì, perché ovunque venga posizionato lo sguardo, si verrà ripagati dalla mistica visuale di queste onnipresenti guglie carsiche, che caratterizzano il paesaggio conferendogli l’aspetto di un teatrino di cartapesta, ed è proprio negli immediati dintorni, che Yangshuo manifesta il meglio di se, come avremo modo di constatare il giorno seguente, quando assieme alla simpatica Ann, minuta ventiquattrenne locale che mastica un discreto inglese, percorreremo la bellezza di trentacinque chilometri in bicicletta, attraversando paesaggi mozzafiato.
Non appena lasciata Yangshuo, infatti, le autovetture spariscono come d’incanto, e le centinaia di formazioni carsiche presenti ci circondano all’improvviso, accompagnandoci costantemente attraverso paesaggi rurali d’incommensurabile bellezza, dove il tempo sembra essersi fermato e la vita scorre lentamente.

Pedaliamo lungo sentieri sterrati, con lo sguardo stregato da montagne incantate, attraversando risaie, caratteristici antichi ponti in pietra, minuscoli villaggi abitati da una manciata di persone come Jiuxian, dove nutriti gruppi di anatre si aggirano indisturbate e nel cui locale ristorante costituito da appena sei tavoli gustiamo il più buon maiale fritto con bambù del mondo, ma viviamo soprattutto quest’indimenticabile esperienza sempre in solitudine, lontani anni luce dal senso di modernità a cui siamo abituati, ma anche particolarmente distanti da quell’esasperazione turistica che caratterizza località come Guilin e Yangshuo.
Yulong River,
Il pomeriggio lo trascorriamo invece effettuando il bambù rafting sullo Yulong River, piccolo affluente del fiume Li, che offre scorci paesaggistici ancor più belli rispetto a quelli che abbiamo osservato ieri, ma anche qui, purtroppo, in contrapposizione a degli autentici paesaggi da cartolina che sfilano lentamente davanti ai nostri occhi, registriamo la nota dolente dettata dalla massiccia affluenza di visitatori cinesi, che tra ripetuti schiamazzi, e giochi consistenti nello spruzzarsi reciprocamente mediante delle pompette ad acqua, rompono in maniera assordante la quiete fatata di questi posti meravigliosi, facendoci rapidamente dimenticare quel senso di assoluta tranquillità vissuta in mattinata attraverso gli scenari fatati delle campagne circostanti.
Xingping
Il mattino seguente ci rechiamo alla stazione degli autobus per raggiungere Xingping, villaggio che ospita un celebre mercato settimanale, dove arriviamo dopo un’ora e mezza circa.
Qui, entusiasticamente troviamo quanto in effetti ricerchiamo in un mercato, immancabile presenza in tutti i nostri viaggi. Girovagando curiosamente tra i suoi variopinti banchi, veniamo in breve come inghiottiti da un tripudio di colori, suoni, odori, ed iniziamo a perderci in questo luogo che, come tanti altri mercati nel mondo, è anche uno storico messaggero della cultura locale nella quale s’intrecciano indissolubilmente presente, passato e futuro, rappresentando un autentico trionfo di vita vibrante, al punto da farci ritenere che se le tanto decantate e meritevoli formazioni carsiche caratterizzanti questa parte di mondo valgono sicuramente un viaggio, il mercato di Xingping vale un viaggio nel viaggio.

Tornati a Yangshuo, dopo un frugale pasto noleggiamo nuovamente le biciclette e ci allontaniamo senza una meta precisa dal paese, percorrendo almeno una decina di chilometri, fino a quando la nostra corsa viene interrotta da un autentico nubifragio.
Troviamo rifugio sotto un chiosco ubicato in prossimità di una fermata delle corriere, dove due donne vendono bibite, frutta e polli. La pioggia cade così forte da coprire lentamente la visuale, mentre la temperatura all’improvviso è scesa bruscamente.
Si è anche levato un gran vento, che smuove velocemente la pioggia rendendo in breve zuppi i miei abiti, mentre faccio scudo con il mio corpo su Valentina, preoccupandomi di non farla bagnare. La più giovane delle due donne, con fare energico si preoccupa di far scivolare l’acqua, il cui peso sta facendo crollare uno ad uno i suoi tendoni, ma continua anche a servire velocemente quei clienti che arrivano in macchina e desiderano senza aspettare troppo un pollo tagliato a pezzi, oppure un casco di banane.
Piove a dirotto, ma lei sembra non crucciarsene e continua a lavorare sodo, mentre è talmente bagnata che sembra appena uscita dalla doccia. Eppure, nonostante questo, si preoccupa per noi.
Ci procura tre sgabelli, fornendoci anche delle buste in nylon su cui accomodarci, poi ci invita a ripararci nel posto più asciutto sotto il telone, mentre continua a piovere a vento con una forza inaudita e lei continua imperterrita a lavorare per impedire che il suo chiosco venga spazzato via, ma non solo, ci chiama con il suo telefono cellulare anche un pick-up per riportarci a Yangshuo assieme alle nostre biciclette.
Prima di partire sull’automezzo, quando siamo a nostra volta ormai completamente fradici, mi avvicino a lei per ringraziarla della sua immensa disponibilità ed ospitalità. Vorrei regalarle dei soldi, ma non ne vuole assolutamente sapere, nonostante le mie reiterate insistenze. La differenza linguistica costituisce in questo caso una barriera invalicabile, ma i suoi occhi parlano per lei senza bisogno di aggiungere altro, e nella mia memoria conserverò per sempre l’immagine del suo volto fradicio mentre la saluto, con le sue mani strette tra le mie in segno di riconoscenza.
L’indomani, attraversando affascinanti zone rurali contraddistinte da centinaia di spettacolari formazioni carsiche parzialmente coperte dalla nebbia, raggiungeremo di buon mattino l’aeroporto di Guilin, da cui lasceremo la Cina con un volo Air Asia diretto a Kuala Lumpur.
La vacanza, perfettamente riuscita, ha saputo regalarci intense emozioni, e tutte le mete da noi visitate meriterebbero da sole un viaggio, tuttavia la Cina complessivamente non ci ha preso il cuore, e lasciandola ci sentiamo un po’ come quegli studenti rimandati agli esami di riparazione.
Chissà, forse il futuro ci concederà la possibilità di rimediare.


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